Ma l’appello al voto dov’è?

ElettriceNon so se avete notato, ma ad oggi manca, rispetto allo scenario elettorale classico, un elemento. Ossia l’accorato appello al voto da parte delle più alte e sussiegose autorità dello Stato, e dei partiti in genere. Insomma, gli alfieri della partecipazione popolare e i loro media (compresi tutti coloro che contribuirono a trasformare le primarie del centro sinistra in un vero e proprio evento) ora tacciono, distratti. A completare il quadretto ci vorrebbe l’esortazione ad andare al mare (anzi, in montagna, data la stagione) di craxiana memoria. Ma quella in fondo portò sfiga, quindi nessuno la rispolvera.

Come mai dunque, secondo voi, a questo giro non si è cercato di responsabilizzare gli italiani? E la famosa “gente”, alla fine, nonostante la neve e il gelo in arrivo, a votare ci andrà o no?

Buone elezioni a tutti.

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Rimborso Imu e code immaginarie

Lettera rimborso ImuIeri ho chiesto ad un paio di addetti ai lavori che operano all’interno degli uffici postali del nostro territorio quali fossero stati gli effetti della lettera di Berlusconi sul promesso rimborso Imu (del 2012), e si sono messi a ridere: “qui da noi non è passato nessuno: in compenso c’è la coda per pagare le bollette”.

Diciamocelo: alla lettera-propaganda di Silvio ha subito risposto la contropropaganda del regime mediatico in mano al Pd e ai suoi amici, con effetti altrettanto comico/ridicoli.

Il punto, signori miei, è che in campagna elettorale i politici e i partiti la tendenza compulsiva a considerare noi elettori un parco buoi dirottabile a piacimento ce l’hanno tutti, poche storie. Ognuno col suo stile, e con i suoi metodi, tutti cercano di mostrarci asini volanti, e non si rendono conto che il re nudo ormai gli italiani lo vedono tutti, e non hanno neppure il pudore di dirlo a mezza voce. Lo urlano proprio, tanto che i politici più avveduti, credetemi, sono quelli che hanno scelto un ruolo, più o meno temporaneo, di osservatori.

La lettera del Berlusca, comunque, io l’ho ricevuta mercoledì, ed è tanto esilarante quanto un po’ “datata”. Ma Silvio non si rivolge mica a noi maniaci del web, che viviamo ormai connessi 15 ore al giorno, e ci rincoglioniamo in tempo reale con notizie flash e slogan “rimbalzati” dai social network. Berlusconi con la sua letterina parla ai pensionati, che sono una valanga, e nella loro gran parte di Internet sentono parlare in tv. Oppure a quella tipologia di lavoratori di mezza età (io ne conosco diversi) che Internet lo usa giusto per controllare l’e-mail una volta al giorno: e magari sono più “sani” loro di noi web-dipendenti, sia chiaro!

Al suo target di riferimento, centrato dunque con la consueta professionalità, l’imbonitore un po’ invecchiato e “bollito”, ma sempre gran combattente, racconta la sua verità. Ossia fa promesse al vento, finalizzate al recupero di qualche punto percentuale, utile a meglio “riposizionarsi”, e a pesare, eccome, sullo scenario post elettorale.

Già autonominatosi “nuovo ministro dell’Economia e dello Sviluppo”, Berlusconi preannuncia l’arrivo della lettera vera, quella ufficiale e post elettorale, con cui ufficializzerà il rimborso del maltolto, e porrà freno all’oppressione fiscale, giudiziaria e burocratica. E poi ne ha per tutti, naturalmente, ma particolarmente divertente è quel “più dell’ottanta per cento dei suoi candidati (parla del Movimento 5 Stelle, ndr) ha già fatto politica, e proviene dai circoli dell’estrema sinistra, dei centri sociali e dei no Tav”. Dove i no Tav per assonanza sembrano tout court no global o pericolosi “autonomi” degli anni Settanta, e non il popolo delle valli piemontesi in lotta per difendere la propria terra.

Berlusconi racconta palle da sempre, e oggi lo fa in maniera tutto sommato più simpatica e innocua che in passato. Soprattutto sa benissimo che buona parte del suo vecchio elettorato domenica e lunedì voterà per Beppe Grillo, per cui prova ad usare tutte le cartucce che ancora ha per dissuaderlo. Pazienza se sono cartucce a salve: magari qualcuno, nella quantità, si spaventerà anche solo per il botto.

In sostanza: il Berlusconi del 2013 politicamente punta a ritagliarsi un suo spazio di trattativa (anche per scongiurare qualsiasi necessità di fuga alla Craxi: oltretutto Hammamet non è più di moda, e pare che a Malindi la situazione non sia proprio tranquillissima), e per la simpatia che ormai trasmette, secondo me, è oggi uno dei pochi showman in grado di rilanciare, con la propria presenza, una tv generalista in caduta libera.

Quanto alle previsioni di voto, quasi quasi vi propongo di fare i vostri pronostici: se provate a sommare le percentuali che circolano sui diversi candidati, schieramenti e partiti, arriverete tranquillamente al 130-140%. Qualcuno non la racconta giusta, e lunedì sera si ritroverà con il cerino acceso in mano. Ma chi sarà?

E. G.

Vi piace questa democrazia?

Urna elettorale8 candidati al prossimo Parlamento, e più o meno 25 elettori ad ascoltarli. Il dato, relativo ad un recente confronto pubblico organizzato dall’Api di Alessandria, mi ha colpito perchè certamente significativo dell’appeal che, anche grazie a questa legge elettorale, i prossimi potenziali senatori e deputati della Repubblica esercitano sull’elettorato, non solo imprenditoriale.

Del resto, e non per colpa loro, sono figure scelte dalle segreterie dei partiti, al più (nel caso del centro sinistra) estendendo il placet ad uno zoccolo duro di militanti. Gli elettori attribuiscono loro scarso potere, e scarsa autorevolezza. Non saranno neppure davvero scelti dal popolo: perché quindi perdere tempo ad ascoltare le loro analisi sempre uguali, le loro proposte convenzionali e scontate?

Viviamo in un Paese logoro, e voteremo con un sistema elettorale che gli addetti ai lavori definiscono “porcata”. E c’è una contraddizione evidente, palpabile in questi giorni: da un lato tanti comparti (penso agli enti locali e all’editoria: ma solo perché li frequento da vicino) sono immobili, e prima di dare il via ad una raffica di licenziamenti di massa aspettano di capire cosa succederà lunedì sera. Come se ancora potesse, dalle urne, uscire “‘o miracolo”, un percorso imaginifico (e probabilmente immaginario) che rappresenti un’inversione di tendenza rispetto allo scenario di “tagli” e ridimensionamenti anche dolorosi.

Dall’altro lato però, appunto, c’è la consapevolezza che a contare davvero sono soltanto alcune persone o entità (vale persino per l’opposizione popolare, che si incarna in una singola figura, Beppe Grillo), non certo un’idea di politica come dinamica collettiva e condivisa. Da qui il fatto che i parlamentari siano percepiti come dei “due di picche”, personaggi che, al più, il jolly lo hanno pescato a livello individuale, e beati loro.

Questa è una democrazia matura e compiuta secondo voi? Funziona così anche altrove, o l’Italia è un unicum (non troppo positivo)? Sono domande che vi giro, alla ricerca di confronto e risposte.

E. G.

Palazzo Rosso: nuova giunta o tutti a casa? Intanto a Palazzo Ghilini….

Comune di AlessandriaAmpio rimpasto, e avanti tutta sulla via della riorganizzazione (licenziamenti inclusi) della macchina comunale, o il sindaco di Alessandria getterà la spugna nelle prossime settimane, naturalmente dopo le elezioni politiche?

La gran parte degli addetti ai lavori propende per la prima ipotesi: nuova squadra (dopo Puleio dovrebbero uscire Barberis e Bianchi, e secondo qualcuno anche la vicesindaco Trifoglio), e finalmente un piano industriale vero, per Palazzo Rosso e per le partecipate, che “affondi il coltello” quando è necessario farlo, per evitare un effetto trascinamento (e uno squilibrio strutturale del bilancio: 93 milioni entrano, e 93 devono uscire. Non 120 o 125).

Difficile ipotizzare i nuovi nomi in giunta, e forse anche un po’ sterile: giacché appunto, mai come in questo caso, poca conta chi, ma per fare cosa.
La questione però è: la maggioranza di centro sinistra, se privata dell’appoggio delle forze a sinistra del Pd (Sel e Federazione della Sinistra, che almeno nelle dichiarazioni dei giorni scorsi si sono dette contrarie ad ogni percorso che preveda licenziamenti), e soprattutto del sostegno dei sindacati, avrà la forza di reggere l’urto della ribellione “interna” al palazzo?

Cgil, Cisl e Uil in particolare, dopo aver sostenuto per mesi il sindaco Rossa a spada tratta (dalla campagna elettorale fino alla famosa e discussa fiaccolata autunnale), sono pronte ad un’opposizione “muscolare”, oppure svolgeranno il loro naturale ruolo di “controparte” in maniera morbida e puntando sul dialogo e sulla trattativa? Insomma: accetteranno le riduzioni di organico in Comune e nelle partecipate, e tratteranno sul come e sul quante, o sceglieranno il muro contro muro?
Senza dimenticare che la Triplice non sembra aver più propriamente l’esclusiva della rappresentanza, e che il sindacato di base (Usb) incalza da tempo, con iniziative e posizioni che vengono guardate con sempre maggior interesse da molti dipendenti del Comune di Alessandria e delle sue partecipate.

Palazzo GhiliniCi attendono giornate, e settimane, dure e spiazzanti. E, attenzione, forse non solo a Palazzo Rosso. L’altro giorno a molti non è sfuggito che Sel, sia pur con sobrietà e senza urlare, ha posto l’accento sulla situazione di Palazzo Ghilini, la cui situazione di “empasse” (veramente Sel dice declino) sarebbe determinata non solo da ragioni economiche esterne (il governo Monti, e i suoi tagli impietosi), ma da cause anche locali, che chiamano naturalmente in causa le dirette responsabililità del presidente Paolo Filippi, e della sua giunta. Prove generali di nuovi scontri anche sull’altro lato di piazza della Libertà?

Cittadella luogo del cuore: e adesso?

CittadellaE adesso che il Fai l’ha incoronata luogo del cuore, e bene nazionale da salvaguardare, che ne facciamo della Cittadella?

54 mila firme sono tante, tantissime, e testimoniano che gli alessandrini così indifferenti e qualunquisti non sono. In tanti hanno la consapevolezza (magari vaga, magari storiograficamente non così precisa e dettagliata: ma mica siamo tutti laureati in Storia…) di un luogo prezioso, certamente di grande valore sul piano culturale e della memoria, ma che potrebbe anche diventare vòlano, un po’ più prosaicamente, di un rilancio turistico-economico del territorio.

Lo so, è una vecchia questione, e qui c’è il dissesto, si discute di licenziare centinaia di dipendenti comunali e affini, per non dire delle migliaia di precari e disoccupati che, invece, non “si fila” proprio nessuno.

Ma proprio per questo, probabilmente, la Cittadella potrebbe rappresentare il fulcro di un grande progetto di rilancio, anche occupazionale, e di sviluppo della città.

Il punto è in che direzione e, naturalmente e conseguentemente, con quali risorse, private o pubbliche. Guardate, una cosa è certa: se il rilancio della Cittadella fosse affidato a un qualsiasi ente o neo costituito comitato pubblico finirebbe “a schifìo”. Gli esempi, anche locali, metteteceli voi: non mancano, sono sotto gli occhi di tutti.

Il che non significa, naturalmente, che non debbano essere “intercettate” risorse pubbliche, a partire dall’Unione Europea. Ma il motore di un qualsiasi, vero, progetto di rilancio deve essere una Fondazione privata: che abbia la forza, la visione, le competenze di immaginare per quell’area un futuro vissuto e contemporaneo (pur rispettoso della storia, naturalmente: non facciamo un centro commerciale insomma), e anche una fonte di business. Il punto è: esistono oggi, sul territorio alessandrino ma anche altrove, soggetti davvero interessati, e appunto portatori di un’idea, di un progetto complessivo concretamente realizzabile?

L’alternativa è, due o tre volte l’anno, ritrovarci a discutere della Cittadella in maniera rituale, come ciò che fu, e ciò che poi avrebbe potuto essere, e non è stato. In questo senso, in effetti, quel complesso splendido e decadente è un emblema assolutamente rappresentativo dell’Alessandria di oggi. Un vero cambiamento, per la struttura e per l’intera città, è possibile e realizzabile?

Alessandria: l’emergenza continua, aspettando San Bersani?

San BersaniSettimana caldissima (anche se siamo in febbraio) quella che ci attende. Mancano pochi giorni al voto, e tra i partiti dell’arco costituzionale sale “l’angoscia” da Beppe Grillo. Che ha riempito le piazze ovunque (ma ad Alessandria mi aspettavo, onestamente, un’affluenza anche maggiore), e che sta facendo tremare i polsi e le poltrone di tanti.

Ma a casa nostra abbiamo preoccupazioni aggiuntive, e stringenti. Il cda di Atm (già scaduto peraltro a fine 2012) accelera le proprie dimissioni, Amiu è commissariata, Aspal chiude, anzi no ci sono i soldi per arrivare a metà marzo. E ancora: la Fondazione Tra, antesignana della crisi, sembrano già esserla scordata tutti, con i suoi 15 sfortunati dipendenti. Costruire Insieme continua a “danzare” tra legittimità e non, e non risulta che ci siano state al momento sul tema verifiche e pronunce ufficiali in grado di fugare ogni dubbio.
Infine, basta buttare un occhio al bilancio riequilibrato di Palazzo Rosso per accorgersi che le spese del personale, nel 2014, dovrebbero essere di quasi 4 milioni inferiori rispetto a quest’anno (-15%): tutti prepensionamenti? Improbabile direi.

Insomma, dire che la giunta Rossa naviga a vista non è fare allarmismo, ma constatare che piove, quando fuori piove, appunto. I sindacati confederali (che hanno contribuito a tenere compatte le truppe a maggio, e a far vincere le elezioni al centro sinistra) ora sono sul piede di guerra, mentre un paio di assessori (Puleio e Barberis) sono dati in possibile uscita, e per Bianchi si prospetterebbe la presidenza Amag (con Borsi che tornerebbe a gestirsi la rogna Atm).

Cosa farà il sindaco? Avanti tutta sulla strada della riorganizzazione rigorosa (ma allora servono piani industriali veri, di cui non c’è traccia), ossia comprensiva di licenziamenti di massa?
E, in quel caso, Sel e Federazione della Sinistra toglieranno ogni appoggio alla maggioranza?

L’impressione è che (anche di fronte al rischio di essere, lunedì prossimo, il capoluogo di provincia più grillino d’Italia: attenzione, accadde già con Craxi, e con Bossi), Pd e alleati vogliano prendere ancora tempo. Sperando che poi un governo Monti Bersani o Bersani Monti, magari sorretto anche da una parte del Pdl, possa fare il miracolo, e porre la salvezza assistenziale di Alessandria fra le proprie priorità assolute. Ma ci vuol poco a capire che, chiunque prenderà in mano il Paese a fine febbraio, avrà di fronte emergenze “di sistema” assai più rilevanti.

Alessandria, insomma, dovrà fare da sola. Se questo centro sinistra sia in grado di progettare e gestire un simile percorso, lo scopriremo presto. Ma, appunto, comunque dopo le urne.

Monti rinuncia, Grillo no. E ad Alessandria siamo al “tutti contro tutti”

Grillo follaMentre il premier Monti annulla la sua visita alessandrina per impegni vaticani, Grillo scalda i motori, e in questo caso la folla oceanica pare sia garantita.

Il leader del Movimento 5 Stelle chiuderà sabato sera in piazza Perosi il suo Tsunami tour, e c’è da prevedere che ci saranno più o meno 4 gatti, esattamente come a tutti i suoi appuntamenti precedenti.

Assai più comico del comico genovese, in questi giorni, è osservare il crescente terrore con cui i partiti tradizionali, tutti quanti, si stanno avvicinando all’appuntamento elettorale. Chi temendo di sparire, chi di veder assai ridimensionate dalle urne le proprie aspettative (e, del resto, c’è una tradizione da “gioiosa macchina da guerra” che giustificherebbe i rituali più volgari).

L’altra sera una pensosa Bianca Berlinguer, intervistando Monti ospite in studio al Tg3, diceva più o meno “beh, i sondaggi non possiamo più diffonderli ma li vediamo, e Grillo sta crescendo più di tutti”. Tutta colpa dei partiti, che se la sono cercata, secondo Monti.

Mentre un Dario Franceschini in versione barbuta spiegava da un’altra parte che, una volta vinte le elezioni (aridaje con la scaramanzia), il Pd dialogherà con tutti: perché Grillo è fenomeno passeggero, conseguenza del fatto che gli italiani “sono arrabbiati”. Ma arrabbiati con chi, caro Franceschini, con chi? E soprattutto perchè mai? Questo ve lo siete mai chiesti davvero? E quale conclusione logica avete partorito?

In ogni caso, è curioso constatare come fino a qualche settimana fa il Movimento 5 Stelle fosse dato da quasi tutti i sondaggisti più autorevoli in calo costante, intorno al 12-13%. Ed io, che chiacchiero con le persone con piacere, ingenuamente mi chiedevo: “evidentemente i grillini li conosco tutti io”. Ora, invece, miracolo dei riposizionamenti mediatici, Grilo cresce, cresce…fino a dove, lo vedremo il 25 sera.

Certamente lo scenario desolante di un Paese devastato da vent’anni di totale mancanza di programmazione in termini di politica economica (più ancora che dalle tangenti e dalle “mangerìe”, che pure sono l’elemento più visibile e indecente), e che ripropone tristemente, come soluzione, le stesse facce e combriccole, non può che dar luogo a una protesta popolare di massa. Quella incarnata da Grillo mi pare civile e piena di persone ragionevoli, per cui, a posteriori, qualcuno forse ci spiegherà che I 5 Stelle hanno salvato il Paese da derive davvero pericolose e violente (si veda la Grecia).

Dopo di che, quel che succederà in Italia da marzo lo scopriremo tutti insieme, e lo vivremo sulla nostra pelle. Mentre ad Alessandria, terra d’avanguardie, già volano stracci e coltelli, e si respira un clima da tutti contro tutti (con utilizzo anche di armi di distrazione di massa come questa) che non lascia presagire nulla di buono. Speriamo vivamente di sbagliarci.